I bombaroli qaidisti si confondono con la piazza in rivolta. Al Sisi ringrazia

E’ inquietante il messaggio che arriva dall’ennesimo venerdì di sangue in Egitto, alla vigilia del terzo anniversario della deposizione di Hosni Mubarak. Per la prima volta, infatti, la giornata è stata scandita da cinque attentati e da scontri mortali nelle piazze del Cairo, al Fayoum, Malaui e Damietta, come se tutti gli episodi di violenza fossero – ma così non è – frutto della stessa regia.
22 AGO 20
Immagine di I bombaroli qaidisti si confondono con la piazza in rivolta. Al Sisi ringrazia
E’ inquietante il messaggio che arriva dall’ennesimo venerdì di sangue in Egitto, alla vigilia del terzo anniversario della deposizione di Hosni Mubarak. Per la prima volta, infatti, la giornata è stata scandita da cinque attentati e da scontri mortali nelle piazze del Cairo, al Fayoum, Malaui e Damietta, come se tutti gli episodi di violenza fossero – ma così non è – frutto della stessa regia. Per di più, obiettivo dei terroristi non sono state solo le forze di sicurezza ma anche i civili: una stazione della metropolitana del Cairo a Dokki e un cinema nel viale di Giza che porta alle piramidi. Non solo: l’attentato più grave per numero di vittime (5 morti e 76 feriti) e per il significato politico, quello contro il quartier generale della polizia, fa emergere una straordinaria vulnerabilità dell’apparato di sicurezza. L’edificio è stato infatti devastato dall’esplosione nonostante fosse presidiato da una grande e inutile cintura di protezione, come tutti gli “obiettivi sensibili” del Cairo, inclusi i grandi alberghi. Inutilmente i Fratelli musulmani hanno preso le distanze dalle bombe: “Condanniamo l’attentato alla sede della polizia; non c’è nessun rapporto tra noi e le violenze che avvengono nel nostro paese”. Una condanna che però convince poco gli egiziani a causa della scaltra strategia dei terroristi di Ansar Bayt al Maqdis, legati ad al Qaida, che nell’arco di otto ore hanno intrecciato i cinque attentati con gli scontri di piazza (7 morti nel complesso) organizzati dai Fratelli musulmani. I qaidisti, che hanno scritto su Facebook e Twitter di avere “fatto esplodere con successo la direzione del regime ateo”, hanno così reso indistinguibili le bombe dai sommovimenti della piazza, moltiplicando all’ennesima potenza il clima di terrore che già ammorbava il paese. Il popolare generale Abdel Fattah al Sisi ha quindi gioco facile nel dimostrare che la radicale espulsione dei Fratelli musulmani dalla scena politica egiziana è indispensabile e va perseguita con decisione e inflessibilità. Un contesto che rende estremamente probabile il successo della sua candidatura alle prossime elezioni presidenziali e che potrebbe trasformarlo in un rais spietato con l’opposizione islamica. Come Nasser.